ABISSI TASCABILI è fuori!

Il mio terzo disco, il mio primo disco-fumetto.

Dieci rappresentazioni dei miei testi. Nero su bianco. Anzi ben di più. Colore su disegno. L’interpretazione altrui, una delle tante possibili, è qui alla portata di chi vorrà leggere questo volume di fumetto e musica. E mi costringe a un confronto anticipato, quello che normalmente rimando il più possibile, perché coincide giocoforza con una nuova analisi di quanto ho scritto, del come l’ho fatto, e del perché. Ne emerge in misura difficile da celare, una preoccupazione di fondo sul momento che stiamo vivendo, la percezione di qualcosa di distorto e sbagliato, la sensazione di vivere talvolta in una dimensione parallela e surreale. Credo derivi da questo l’aver toccato a più riprese il tema del soprannaturale. Il partire da lontano, dalle metafore o da immagini quanto mai irrealistiche per poi arrivare a esporre quelle più vere e attuali, se non di crudo reportage. Le storie di Abissi Tascabili riguardano in buona parte i giovanissimi. Sì, perché le nuove generazioni sono il vero re del castello, il patrimonio da proteggere e su cui puntare. Le coppie in Orfeo, HD blue e Lupi nel buio, i depressi di SSRI, Marco e Chiara in Shinigami, la figlia dell’Uomo Nero. Tutti con la vita ancora davanti. Fino ai due sballati de I Ragazzi dello Zoo, dove l’invettiva finale di lui resta la parte di testo a me più cara: il grido disperato di chi vuole ad ogni costo restare fuori dal sistema, di chi non intende rinunciare alla libertà in cambio di sicurezza. Sono storie di esseri umani sul punto di perdersi, perché questo tempo rema contro il loro (e il nostro) vero superpotere: l’immaginazione. O meglio lo blocca a un passo dagli occhi. Albert Einstein riuscì a capire parte del funzionamento dell’universo con delle semplici proiezioni mentali di esperimenti altrimenti impossibili. Tale è il potere dell’uomo. E noi? Sono le foto sui nostri smartphone, i riflessi ritoccati dei nostri specchi, le nostre esistenze virtuali a vivere mirabolanti avventure, a stupire in nostra vece. Noi rimaniamo bloccati. Noi siamo il vero ritratto di Dorian Gray. Soffriamo, sudiamo, sbagliamo mentre il nostro avatar racconta tutt’altra storia, una vita diversa.
Eppure l’orizzonte è ancora là. Basta tenere lo sguardo appena più alto, oltre il bordo smussato del bicchier d’acqua in cui ci piace affogare.